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Il conte Pietro Manodori nel 1860 propose alla cittadinanza di Reggio Emilia l'istituzione di un Asilo per l'Infanzia gratuito ed aperto a tutti. Nell’Italia risorgimentale, l’iniziativa rappresenta per Reggio un atto coraggioso e lungimirante. L’Asilo d’Infanzia Pietro Manodori fu, per un ampia fascia sociale, una conquista e il riscatto da una situazione d’indigenza e di precarietà. Ebbe sede a Palazzo da Mosto, in via Mari, che fu acquistato nel 1860 dal Sacro Monte di Pietà, presieduto da Manodori. L’Asilo d’Infanzia venne chiuso definitivamente nel 1991.

L'obiettivo principale dell'asilo era l'istruzione popolare estesa a tutti, senza costi di frequenza, per permettere anche ai bambini poveri un adeguato sviluppo fisico e l'introduzione all'istruzione. Il senso innovativo di questa struttura consisteva nel suo fondamento di realtà educativa ed economica non strettamente caritatevole, ma impostata su principi organizzativi laici che ne permettevano una gestione sociale non direttamente legata a poteri costituiti di tipo politico o religioso.

Pietro Manodori portò da Milano le idee pedagogiche e organizzative di Ferrante Aporti, uno dei pensatori più illuminati della cultura per l'educazione infantile in Italia. Aporti introdusse l'idea dell'educazione prolungata in diversi ordini di scuole (nido, asilo e secondarie) e fu particolarmente attento all'educazione dei bambini poveri.

L’Asilo Manodori continuò ad essere per tutto il Novecento laboratorio di importanti innovazioni pedagogiche ed ebbe la capacità di evolversi culturalmente e di rispondere ai cambiamenti e alle aspettative dei bambini, dei genitori, dell’ambiente sociale.
Sono tanti i reggiani che hanno frequentato l’Asilo Manodori e hanno ricordi a Palazzo da Mosto. La storia dell’Asilo s’intreccia costantemente con quella della città per lo stretto dialogo e l’interazione costante tra la gente, le istituzioni e la struttura educativa.