Da lungo tempo chiusa al culto, la chiesa di San Filippo Neri a Reggio Emilia rimane un luogo di particolare fascino e suggestione. I lavori di restauro e recupero – seguiti dalla Soprintedenza ai Beni Architettonici per il Paesaggio dell’Emilia Romagna - hanno permesso di restituire alla città un complesso formato dalla chiesa, dall’oratorio e dai locali annessi che, nelle intenzioni della Diocesi proprietaria dell’immobile, dovrebbe diventare uno spazio per attività culturali e formative e disposizione del pubblico per convegni, conferenze, concerti, esposizioni.
Furono i Filippini, nel 1672, ad edificare la chiesa dedicata a San Filippo Neri. La storia della chiesa, nel corso dei secoli, fu caratterizzata da continue chiusure e riaperture. Nel Seicento, a causa di dispute religiose e in epoca napoleonica, per passaggi di proprietà. Durante la prima Guerra Mondiale, il complesso di San Filippo venne requisito dal Governo e restituito alla Curia soltanto nel 1925. Nel ’39 il Governo lo requisì di nuovo per destinarlo a magazzino di lana e provviste per l’esercito. La chiesa divenne poi un rifugio per i soldati che andavano al fronte nella seconda Guerra Mondiale. Nel periodo tra le due guerre – come racconta un quotidiano dell’epoca – la chiesa assunse funzioni diverse a seconda delle necessità. Restituita definitivamente alla Diocesi nel 1948, resa agibile, fu riaperta al culto e ospitò pregevoli opere d’arte di recente restaurate ed esposte al pubblico, presso la sede della Fondazione Manodori, in occasione di “Invito a Palazzo” nell’edizione 2006.