Francesco da Mosto, di origine ferrarese, ha soggiornato a Reggio Emilia con la carica di Massaro ducale a partire dal 1472 dove risiedeva in una casa, che un atto di compravendita indica "in vicinia Sancti Thome", cioè nella zona dell'odierno palazzo.
L'anno seguente Francesco da Mosto otteneva la concessione da parte della Comunità di impiantare per un biennio una piccola fornace per laterizi fuori le mura della città e poiché qualche anno dopo, nel 1502, la sua abitazione è definita nei documenti non più come semplice "domus" (casa) ma come "palatium" (palazzo), si può agevolmente collegare la fabbricazione dei laterizi all'ampliamento della primitiva dimora.
Alla morte di Francesco da Mosto il palazzo passò ad altri proprietari, fra i quali i marchesi Pallavicino, parmensi, a metà Cinquecento la famiglia Cassoli di Reggio e agli inizi del Settecento al conte Ferrarini.


Pietro Manodori nel 1857 rilevò il palazzo dai conti Greppi di Milano a proprie spese, per aprirvi l'asilo infantile nel 1860, in attesa di perfezionare il passaggio di proprietà al Monte di Pietà, di cui era presidente.