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“Grazie di questa idea che si possa rivedere lo sviluppo del nostro Paese dagli occhi dei bambini”, così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto all’evento conclusivo online del progetto Face, Farsi comunità educanti che si è tenuto oggi.  Il progetto era stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nato da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo, promosso sul territorio reggiano dalla Fondazione Manodori e affidato alla capofila Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi, che porta con sé l’esperienza educativa di Reggio Emilia.

Fondazione Reggio Children e Con I Bambini “sono due grandi esperienze educative che si incontrano su questa idea dell’agire nelle periferie – ha detto il Ministro Bianchi – insieme alla scuola e nelle scuole, come momento di costruzione di una comunità educante”. “Una comunità educante che deve avere il senso della responsabilità nei confronti dei bambini, ma soprattutto sentirsi “con” i bambini – ha continuato -. Una comunità educante che diventa parte centrale di un Paese che vuole uscire non solo dalla pandemia, ma dalla lunga stagnazione che l’ha segnata”.

L’evento ha raccontato, dalla voce di trenta persone tra esperti e protagonisti dei territori, il percorso iniziato nel 2018 nelle periferie di Reggio Emilia, Napoli, Palermo, e Teramo con l’obiettivo di potenziare i servizi educativi 0-6 anni e di dare vita a comunità educanti.

“La povertà educativa è necessità di prendersi cura – ha detto Carla Rinaldi, presidente della Fondazione Reggio Children – Periferia è quello che non è centrale, perché non viene messo al centro. Per fare educazione di qualità vanno create comunità e la scuola ha un ruolo essenziale. Quello che è stato chiaro con Face è che la povertà educativa non è solo mancanza di mezzi, ma è necessità di cura, di prendersi cura: cura dei bambini, delle relazioni, delle proposte, degli spazi, dell’apprendimento. È in questo modo che contesti genericamente definiti di povertà educativa si sono rivelati proposte di ricchezza educativa”.

“Siamo in una fase nuova, in cui stanno emergendo nuove fragilità e bisogni – ha ricordato il presidente di Con I Bambini, Marco Rossi-Doria – Una situazione di grande difficoltà con divari e disuguaglianze aumentate, nel numero di minori in povertà relativa, raddoppiati in dieci anni e aggravati in pandemia e anche in povertà assoluta, triplicati in dieci anni e con un aggravio straordinariamente difficile da accettare per un paese che fa pochi figli”.
“Durante la pandemia c’è stata poca attenzione e ora si oscilla tra un’attenzione silente e mettere i nostri bambini nella scatola della generazione dimenticata. I nostri progetti, come Face, fanno l’opposto insieme a tanti altri cantieri in giro per l’Italia. Il compito è far diventare esperienze pubbliche queste nostre sperimentazioni”.

“L’educazione è una priorità – ha detto Romano Sassatelli, presidente della Fondazione Manodori -La pandemia ha acceso i riflettori su problematiche già presenti. E, in quest’ambito, abbiamo dato sostegno al nostro territorio anche partecipando al fondo dell’Acri. In questo modo condividiamo un’idea complessiva che può rappresentare una delle poche armi a disposizione per rigenerare globalmente la nostra comunità. Non solo proviamo a sanare un bisogno antico, ma a dare una progettualità futura, soprattutto di questi tempi”.

Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, ha ricordato come il progetto Face nasca dagli ingredienti del Reggio Approach, così come l’innovazione anche nella fascia 6-14 che si sta sperimentando a Reggio Emilia. Due i progetti illustrati: Scuole Aperte, che permette ogni pomeriggio di tenere aperte cinquanta scuole per attività curricolari e la Scuola Diffusa, messa in campo durante questa pandemia. “Ha rappresentato una delle più importanti innovazioni degli anni recenti – ha affermato – La Scuola Diffusa è una nuova idea di scuola, auspicabile anche dopo il Covid, in cui lo spazio pubblico diventa la leva intorno a cui costruire innovazione e una più ampia alleanza educativa. I bambini vanno a scuola ai Musei Civici, in agriturismo, negli uffici del bellissimo edificio dell’ex Banca d’Italia e di Palazzo da Mosto, nelle istituzioni culturali, nei centri sociali o nelle parrocchie. Il nostro auspicio è che possa diventare una sperimentazione importante anche per il futuro della scuola italiana”.

Il progetto Face è stato descritto in numeri e obiettivi raggiunti da Giuseppe Zizzo, direttore della Fondazione Reggio Children: “Il progetto ha rafforzato la consapevolezza di tutti riguardo l’importanza della educazione di qualità 0-6 e della comunità educante nel contrasto alla povertà educativa minorile e sappiamo che tutti i territori stanno lavorando per poter dare seguito all’esperienza”.

“Face è riuscito nell’obiettivo di avvicinare ai servizi educativi il 17% dei bambini che non li frequentavano e che hanno partecipato alle attività del progetto. È stato possibile ristrutturare nove spazi scolastici, facendone ambienti di apprendimento di qualità. La rete attivata ha visto venti partner nazionali e locali e in tutto circa sessanta istituzioni pubbliche e scolastiche, enti, associazioni del territorio.  Le persone che hanno interagito sono state circa tremila tra cui oltre mille bambini”.

Sono intervenuti inoltre Susanna Mantovani dell’Università di Milano Bicocca e Peter Moss, University College of London membri del Comitato scientifico di Fondazione Reggio Children, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia delegato nazionale Anci Welfare, Aldo Garbarini, presidente Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia.

Da Napoli, Nino Marchesano, dirigente scolastico IC 70 Marino Santa Rosa, Annamaria Palmieri, assessora a Istruzione e Politiche Sociali, Anna Marrone di ReMida Napoli, Luciana Mazzone dell’Associazione Ayecantum. Da Palermo, Giovanna Marano, assessora Scuola e Politiche Giovanili, Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica Ics Sperone-Pertini, Marilena Guccione, assistente sociale, associazione Cuore Che Vede, e il pediatra Francesco Andolina. Da Reggio Emilia, Raffaella Curioni, assessora a Educazione e Conoscenza, Daniela Lanzi, Istituzione Nidi e Scuole dell’Infanzia, Paola Cavazzoni, pedagogista, amministratore delegato Pause-Atelier dei Sapori, Ivan Mario Cipressi,direttore Fondazione Mondinsieme. Da Teramo, Andrea Core, assessore a Pubblica Istruzione, Lia Valeri, dirigente scolastica IC Zippilli Noè Lucidi, Anna Amato, associazione Teramo Children, Carmela Lecce, associazione Deposito dei Segni, Tania Di Simone, coordinamento Face Teramo.

Tra i partner nazionali, sono intervenuti Alessia Ciarrocchi, presidente Fondazione E35, Lucia Schiavon Fondazione Collegio Carlo Alberto, Renata Torrente, coordinatrice programmi Italia Amref Health Africa, Benedetta Barbantini, referente Formazione Italia, Reggio Children.

Sul canale Youtube di Fondazione Reggio Children può essere riascoltato tutto l’evento e da oggi verranno pubblicate le videoclip realizzate nei quattro territori del progetto Face con l’agenzia di stampa Dire.

Tutte le attività del progetto Face sono raccontate sul blog Face di Con i Bambini.

 

 

 

 

IL PROGETTO FACE

 

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org

 

 

IN QUATTRO PERIFERIE DIVERSE ATTIVITÀ PER TREMILA PERSONE

 

Face ha coinvolto dal 2018 a oggi quattro contesti difficili in modi diversi sul territorio nazionale a Napoli, Palermo, Reggio Emilia e Teramo, dove la scuola, con altre risorse civiche e socio-culturali, può a fare la differenza. Periferie con alto drop out scolastico, zone ad alta densità di popolazione straniera o che hanno subito una forte dispersione e disgregazione. I territori e le scuole nei quali agisce il progetto Face sono: Istituto Comprensivo 70 Marino Santa Rosa al quartiere Ponticelli di Napoli, Istituto comprensivo Sperone Pertini nei quartieri Sperone e Brancaccio di Palermo, Regina Pacis a Reggio Emilia al Nido Scuola Giobi, e il centro storico di Teramo, Istituto comprensivo Zippilli Noè Lucidi.

 

Avviato nella primavera del 2018, Face ha coinvolto con azioni pilota rivolte a genitori e bambini insieme oltre tremila persone. Più di duemila adulti, tra famigliari, esperti, educatori, dirigenti scolastici e insegnanti, amministratori pubblici, e circa 1.100 bambini in età fino ai 6 anni, iscritti e non iscritti ai servizi educativi. Le azioni pilota: “Ben-essere di comunità”, “Orienta-menti” e la Social community a Palermo, le “Face Zone” di Napoli, “Time Lapse” e “Cucina di Quartiere” a Reggio Emilia, le “Piazze d’Incontro” e una nuova Sezione primavera aperta a Teramo.

 

Dopo tre anni di attività, il senso generale del progetto si riconosce pienamente nel suo stesso titolo: Farsi Comunità Educanti, “con” i bambini. Alla povertà educativa, è stata contrapposta l’educazione come diritto e il concetto di educazione di qualità.

 

Ecco quindi l’eredità per il futuro che lascia il progetto Face.

Un approccio di comunità per la povertà educativa, con la scuola al centro della comunità e delle reti di solidarietà.

L’ascolto, la partecipazione e la co-progettazione come valori e strategie, la possibilità della scuola in periferia di trasformare i vissuti e creare benessere, attraverso bellezza, educazione e fiducia, in contesti di apprendimento accoglienti.

La capacità della scuola di favorire attorno all’infanzia e alle famiglie una rete di  connessioni, particolarmente importanti in pandemia, con i servizi socio-sanitari.

Il saper stare della scuola al centro del territorio e vicino alle famiglie nel supporto alla genitorialità. Favorire la conoscenza tra culture, l’emergere delle identità e le possibilità di espressione dei 100 linguaggi per città sostenibili e resilienti.

Il ruolo della scuola nel riattivare la vita di comunità nel prevenire la dispersione scolastica favorendo l’avvicinamento all’educazione 0-6, anche attraverso i servizi integrativi.

Tutte le attività svolte sono state raccontate sul blog Face di Con i Bambini.