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Giovanni Lanfranco
Alessandro Magno e il medico Filippo

Giovanni Lanfranco
Alessandro Magno e il medico Filippo

Giovanni Lanfranco (Parma 1582 – Roma 1647)
Alessandro Magno e il medico Filippo
olio su tavola, cm115.0x150.0

L’opera
Come ha ricostruito Erich Schleier, questo dipinto e “Alessandro che rifiuta l’acqua” sono stati eseguiti da Giovanni Lanfranco per il cardinale Peretti Montalto, nipote di Papa Sisto V, e fanno parte di una serie di undici che arredava villa Montalto a Roma. La scelta dei soggetti è in evidente rapporto con il nome del committente e riguarda “le attioni più generose e memorabili” del grande condottiero. La serie diventa subito famosa ed è oggetto di studio da parte di numerosi artisti. L’esemplare più celebrato, del Domenichino, è oggi esposto al Louvre. “Alessandro e il medico Filippo” mostra il soggetto sprezzante del pericolo che dà una dimostrazione di coraggio e cieca fiducia al proprio medico, sottolineando l’alto valore dell’amicizia. Soltanto dopo aver bevuto la pozione, infatti, il condottiero mostra al medico la lettera che lo metteva in guardia dalla medicina che gli sarebbe stata propinata. L’abile modulazione della luce, la tavolozza brillante, la virtuosistica costruzione dello spazio e la naturale scioltezza delle figure fanno di questo dipinto uno dei capolavori dell’artista.

L’autore
L’avvio di Lanfranco alla pittura sotto la guida di Agostino Carracci trova completamento nella bottega del fratello a Roma. Nel breve rientro in Emilia, Lanfranco riceve commissioni di pale d’altare per alcune chiese piacentine. A Roma, l’impresa più impegnativa che gli procura fama di grande decoratore sono gli affreschi nella cupola di Sant’Andrea della Valle, prototipo di ogni futura decorazione barocca. Nel lungo soggiorno napoletano lavora a dipinti sacri e profani e dipinge gli affreschi nella cupola del Gesù Nuovo, nella Certosa di San Martino, nella chiesa del Santi Apostoli e nella cappella del Tesoro in duomo. La pittura di Lanfranco è un caso molto speciale per il rapporto tra le diverse tendenze artistiche del seicento, per la mescolanza tra le premesse del naturalismo emiliano, la tradizione caravaggesca e i nuovi fermenti della decorazione barocca.