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Carlo Bononi
Allegoria della potestà spirituale

Carlo Bononi
Allegoria della potestà spirituale

Carlo Bononi (Ferrara 1569 – 1632)
Allegoria della potestà spirituale
gessetto nero e bianco su carta giallastra, cm 315.0 x 210.0

L’opera
Si deve ad Eric Scheier lo studio di questo bel foglio eseguito con tratti di gessetto dagli ammirevoli esiti di morbidezza luministica ed atmosferica, in una meditata indagine naturalistica calibrata dalla luce spiovente dall’alto a sinistra. E’ noto che Bononi si impegno nel 1621 con i Fabbricieri della Ghiara a decorare una cappella tutta scompartita da stucchi: “le pitture dovranno essere ad oglio, di buoni e fini colori, et ben attinte conforme all’ecelenza del pittore sodetto” (Monducci 1998). Sui quattro pennacchi con i Padri della Chiesa di imposta la cupola di cui registro inferiore presenta le otto beatitudini accompagnare da iscrizioni entro cartelle, alle quali corrispondono otto angeli recanti i simboli pertinenti. Nel medaglione centrale, infine, è effigiata la “Potestà spirituale”, cioè la Chiesa cattolica con il triregno sul capo e la croce sulla spalla destra. Il disegno è certamente preparatorio per quella figura allegorica. E’ sufficientemente rifinito, ma non registra il momento conclusivo da cui discenderà l’immagine dipinta.

L’autore
Bononi ha un’originaria formazione che poggia sulle tradizionali relazioni che la storia artistica di Ferrara coltiva con l’ambiente veneto in quel periodo. A questo si aggiunge un viaggio a Roma che rende conto del luminismo di origine caravaggesca di tante delle sue tele. La prima opera, del 1604, rivela l’attenzione dell’artista al naturalismo di Ludovico Carracci, con esiti che interessano il giovane Guercino. Numerose le pale d’altare destinate a Ferrara e alle città del ducato estense. Bononi ricevette altri incarichi, soprattutto a Reggio Emilia, come mostrano il San Sebastiano del duomo, la Santa Margherita di Antiochia del Palazzo Vescovile, la Pietà con i santi Sebastiano e Bernardino da Siena del Louvre, un tempo nella chiesa di Santo Spirito. L’opera più impegnativa è oggi nella basilica della Ghiara, nella cupoletta della cappella Gabbi decorata con figure allegoriche, angeli e padri della Chiesa eseguiti ad olio su muro, tecnica cui l’artista fece ricorso in decorazioni della chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara, con esiti di sorprendente risalto lumistico e di accentuazione drammatica.