Alienum phaedrum torquatos nec eu, vis detraxit periculis ex, nihil expetendis in mei. Mei an pericula euripidis, hinc partem.
 

Alfonso Chierici
Figura di ciociaro

Alfonso Chierici
Figura di ciociaro

Alfonso Chierici (Reggio Emilia 1816 – 1873)
Figura di ciociaro
olio su tavola, cm45,4×30,6

L’opera
Il dipinto testimonia l’interesse dell’artista per la pittura di genere e in particolare per soggetti popolareschi, forse influenzato nella scelta del soggetto dalla fortuna riscossa dalle serie incisorie di Bartolomeo Pinelli.

Allo stesso periodo appartengono anche alcuni scorci della campagna laziale, come le vedute di Albano e Ariccia datate al 1852 e conservate presso la Galleria Antonio Fontanesi dei Musei Civici di Reggio Emilia.

L’autore
Molteplici furono i generi pittorici in cui si cimentò Alfonso Chierici, allievo della scuola di disegno di Reggio Emilia, sotto la guida di Vincenzo Carnevali e di Prospero Minghetti, e dell’Accademia Atestina di Modena. Nel 1834 si trasferì a Roma per approfondire gli studi grazie al sostegno della comunità reggiana, alla quale, in segno di gratitudine, donò nel 1844 il grande dipinto La cacciata dei profanatori dal tempio, presentato nel 1843 all’esposizione di belle arti di Milano dove venne molto apprezzato. A Roma, ebbe modo di entrare in contatto con il circolo artistico gravitante intorno alla figura di Tommaso Minardi. L’influenza della pittura purista del faentino è più evidente in una serie di dipinti a carattere religioso realizzati tra gli anni Trenta e Quaranta per la chiesa di Santa Teresa di Reggio e per la contessa Torello.

Attivo prevalentemente a Roma, mantenne i contatti con la città natale tramite la mediazione del fratello Gaetano, illustre studioso di paletnologia. Tra le opere di maggior impegno il sipario del Teatro Municipale di Reggio, raffigurante Il genio delle Arti italiane che incita le belle arti e seguire l’esempio degli uomini illustri, realizzato nel 1857.

La commissione più prestigiosa, la tela raffigurante Cristo che consegna le chiavi a San Pietro voluta dal papa Pio IX per la Basilica Vaticana, rimase incompiuta alla morte dell’artista nel 1873.