Alienum phaedrum torquatos nec eu, vis detraxit periculis ex, nihil expetendis in mei. Mei an pericula euripidis, hinc partem.
 

Marcantonio Franceschini
La Sibilla Delfica

Marcantonio Franceschini
La Sibilla Delfica

Marcantonio Franceschini (Bologna 1648 – 1729)
La Sibilla Delfica
olio su tela, cm198.0x174.0

L’opera
L’iscrizione “Virgineo conceptus ab alvo” consacra il ruolo di veggente svolto dalla Sibilla Delfica che qui prevede la nascita di Cristo dalla Vergine. La Sibilla, seduta contro un fondale di elementi architettonici e fronde, volge lo sguardo ispirato al cielo, mentre due angeli le porgono gli strumenti per la scrittura. La connotazione classicheggiante è conferita all’immagine dall’ambientazione di pilastri e colonne scanalate su alti basamenti e, soprattutto, dalla nobiltà dell’invenzione. La posa equilibrata e spaziosa è pensata da una mente abituata a disporre di modelli con sobria venustà, panneggiati all’antica secondo la tradizione classica. Anche la stesura accurata del colore quasi smaltato si adegua all’immagine depurata da ogni accidente naturale, in una nitida visione garantita dall’elevata luminosità. In questa immagine confluiscono le tendenze del classicismo purista avviato agli inizi del Seicento da Domenichino e da Francesco Albani e introdotto nel nuovo secolo da Carlo Cignani, maestro di Franceschini.

L’autore
Allievo di Carlo Cignani, fu il più fedele interprete della lezione classicistica. Al fianco del maestro condusse buona parte della propria attività, a partire dagli affreschi nelle lunette del portico di San Bartolomeo e di Santa Maria dei Servi a Bologna. La sua opera più prestigiosa è rappresentata dagli affreschi nel Palazzo del Giardino di Parma. Dalla metà degli anni Ottanta, Franceschini emancipandosi dalla bottega del maestro emerge come promettente decoratore, impegnato a Forlì nell’interminabile decorazione delle cupola della Madonna del Fuoco nel duomo. Seguono una serie di successi che lo portano nel duomo di Piacenza, nel Palazzo Ducale di Modena, nella basilica di San Prospero a Reggio Emilia e nel Palazzo ducale di Genova. Contemporaneamente, lavora per il suo più affezionato committente, il principe di Liechtenstein che gli richiede un’ampia serie di tele per il palazzo di Vienna.