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Gaetano Chierici
L’ammonimento del frate

Gaetano Chierici
L’ammonimento del frate

Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1838 – 1920)
L’ammonimento del frate
olio su tela, cm46,5×58,5

L’opera
L’ammonimento del frate è testimonianza di una fase precoce della produzione di Chierici, ancora in gran parte influenzata dalle suggestioni puriste della pittura di Adeodato Malatesta e dello zio Alfonso Chierici. La scena raffigurata è di carattere pastorale e prevede, come in Le gioie di una madre, la presenza di uno sfondo vedutistico.

L’autore
L’artista ebbe modo di esercitarsi sulla raffigurazione del paesaggio presso la Scuola di Belle Arti di Reggio, dove studiò anche figura. Dal 1852 al 1860 proseguì gli studi all’Accademia di Modena, frequentò l’Accademia di Bologna e quella di Firenze, dove vinse il primo premio all’Accademia del nudo.

Sul finire degli anni Sessanta si specializzò nell’esecuzione di scene di genere, pervase da un verismo intimista e da una piacevole vena aneddotica riferita alla sfera familiare. Le scene di gustosa allegria domestica si svolgono quasi esclusivamente in interni, descritti in modo minuzioso, come nella tradizione realista olandese. Con la descrizione di ambienti di grande povertà, ma con una forte dignità, l’artista denunciava anche le difficoltà in cui versava una gran parte della popolazione, in sintonia con la sua adesione al socialismo. Gaetano Chierici raggiunse uno stile virtuoso, quasi calligrafico, attraverso una tecnica ben precisa: prima disegnava con la scena e definiva con precisione le espressioni dei volti, poi dipingeva a partire dal punto centrale e andava avanti pezzo per pezzo, evitando così il viraggio dei colori dovuto a una lunga fase di esecuzione.

Nel 1873 fu nominato da Vittorio Emanuele II cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e in seguito prese parte a alle mostre internazionali di Bruxelles, Anversa, Liverpool, Vienna, Monaco, Parigi e Londra, riscuotendo un grande successo.

Nel 1882 diventò direttore della Regia Scuola di Disegno per gli Operai di Reggio Emilia, che dal 1920 porta il suo nome, dove fu anche docente di disegno. Tra i suoi allievi, Augusto Mussini, Ottorino Davoli e Cirillo Manicardi. Reduce da una fallimentare spedizione eritrea che avrebbe dovuto portare alla colonizzazione agricola della zona del Keren e alla fondazione di una Nuova Reggio, Chierici continuò a partecipare attivamente alla vita pubblica della città diventando consigliere comunale e sindaco tra il 1900 e il 1902.