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Cristoforo Munari
Libri, porcellane cinesi, vassoio di frutta…

Cristoforo Munari
Libri, porcellane cinesi, vassoio di frutta…

Cristoforo Munari (Reggio Emilia 1667 – Pisa 1720)
Libri, porcellane cinesi, vassoio di frutta, bauletto, vasetto di fiori e teiera su tavolo coperto da tovaglia rossa
olio su tela, cm88.0x115.0

L’opera
Questa superba natura morta proviene dal castello di Uzzano a Greve in Chianti. La cura straordinariamente analitica con cui sono descritti gli oggetti, l’affilata nitidezza e la trasparenza della visione rinviano alle esperienze compiute dall’artista nel soggiorno romano. Su quegli aspetti influiscono anche l’elevata luminosità degli oggetti derivata dal contrasto con il fondo scuro e impenetrabile e la razionale calibratura prospettica che esibisce piani di posa e oggetti di una veduta d’angolo.
Come ha osservato Francesca Baldassari, collocando l’opera attorno al 1710, nel momento di maggiore felicità inventiva dell’artista, “la tela attesta al grado più alto le qualità inventive e pittoriche di Munari. Ogni oggetto è dipinto con virtuosismo raffinato e armonizzato in una composizione di grande valore scenografico, esaltata da colori vivaci e luci cristalline”.

L’autore
Resta misteriosa la formazione dell’artista reggiano, uno dei principali pittori di natura morta del suo tempo, apprezzato a Roma e molto richiesto a Firenze alla corte medicea. Tutto lascia credere che la sua attenzione sia stata attirata dalla nitidezza di visione delle nature morte con strumenti musicali del bergamasco Evaristo Baschenis. Nell’area emiliana si avvicina alle nature morte del milanese Francesco Cittadini che lavora nel palazzo ducale di Sassuolo, ma sarebbe tuttavia arduo far risalire alle origini emiliane i caratteri della sua pittura che in realtà, per l’accentuazione degli aspetti illusionistici, la scelta degli oggetti e la straordinaria nitidezza ottica riflette gli stretti rapporti instaurati con gli artisti nordici attivi a Roma, in particolare con Christian Berentz. Nella città pontificia tra il 1703 e il 1707 partecipa alle congregazioni dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon. Munari conclude la propria attività a Pisa, impiegato anche come restauratore dei dipinti del duomo.