Alienum phaedrum torquatos nec eu, vis detraxit periculis ex, nihil expetendis in mei. Mei an pericula euripidis, hinc partem.
 

Lazzaro Pasini
Torrioni del canalone Porta

Lazzaro Pasini
Torrioni del canalone Porta

Lazzaro Pasini (Reggio Emilia 1861 – 1949)
Torrioni del canalone Porta
olio su tavola, cm35x45,7

L’opera
In questo dipinto, riproposizione di un soggetto già ritratto dall’artista nel 1915, si avvertono chiari influssi macchiaioli. È realizzato a pennellate ampie, dosando sapientemente luce e colore, con un’inquadratura ampia, che conferisce all’opera respiro compositivo.

L’autore
L’artista ricevette i primi insegnamenti di disegno dall’incisore Romualdo Belloli, presso la scuola di disegno di Reggio. L’attenzione per il paesaggio fu stimolata soprattutto dal soggiorno a Firenze, dove frequentò lo studio di Giovanni Fattori ed ebbe la possibilità di dipingere en plein air con Telemaco Signorini, Silvestro Lega e altri macchiaioli, affinando un procedimento pittorico basato sulla sintesi addittiva del colore e sulla potenzialità costruttiva della luce. A Milano nel 1886 fu a contatto anche con la pittura divisionista di Segantini, Pellizza da Volpedo, Previati e Morbelli.

Tornò a Reggio dove, sotto la guida di Gaetano Chirici, si dedicò alla realizzazione del quadro La soffitta, oggi alla Galleria Fontanesi, presentato all’Esposizione Nazionale di Torino dove riscosse grande successo di critica e di pubblico.

Con questo dipinto, chiara presa di posizione contro la piaga della mortalità per parto nelle campagne, Pasini supera la pittura di genere puntando a una pittura di impegno sociale, intesa come strumento di riflessione sulla condizione delle classi più povere e disagiate. Realizzò anche opere di carattere religioso, come il ciclo decorativo per la chiesa di Santa Maria di Lourdes a Milano. Espose a più riprese a Brera e prese parte a diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Milano.