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Cristoforo Munari
Vasellame di terracotta, zucca, verza…

Cristoforo Munari
Vasellame di terracotta, zucca, verza…

Cristoforo Munari (Reggio Emilia 1667 – Pisa 1720)
Vasellame di terracotta, zucca, verza, spalla di maiale e piatto con coltello Piatti, vasellame di coccio e di peltro, bistecca e galli
olio su tela, cm73.0x87.0

L’opera
La coppia di dipinti proviene dal castello di Uzzano a Greve in Chianti, a confermare l’appartenenza delle due tele al momento fiorentino dell’artista. Entrambi costruiti sulla diagonale che pone in primo piano gli oggetti in basso a destra, i dipinti vedono l’impianto prospettico privilegiato dalla luce che a sua volta scivola trasversalmente sulla trafila degli oggetti in posa, lasciando in ombra quelli in secondo piano sulla destra. L’osservazione dell’ispessimento materico della pennellata, intervenuto con il soggiorno fiorentino, rispetto alla produzione degli anni romani, non giustifica presunte simpatie di Munari per la natura morta del bolognese Giuseppe Maria Cresci. Più verosimilmente, la nitidezza di visione e la trasparenza luminosa dell’ordinamento attireranno, tra Marche e Romagna, l’attenzione di Nicola Levoli e Carlo Magni.

L’autore
Resta misteriosa la formazione dell’artista reggiano, uno dei principali pittori di natura morta del suo tempo, apprezzato a Roma e molto richiesto a Firenze alla corte medicea. Tutto lascia credere che la sua attenzione sia stata attirata dalla nitidezza di visione delle nature morte con strumenti musicali del bergamasco Evaristo Baschenis. Nell’area emiliana si avvicina alle nature morte del milanese Francesco Cittadini che lavora nel palazzo ducale di Sassuolo, ma sarebbe tuttavia arduo far risalire alle origini emiliane i caratteri della sua pittura che in realtà, per l’accentuazione degli aspetti illusionistici, la scelta degli oggetti e la straordinaria nitidezza ottica riflette gli stretti rapporti instaurati con gli artisti nordici attivi a Roma, in particolare con Christian Berentz. Nella città pontificia tra il 1703 e il 1707 partecipa alle congregazioni dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon. Munari conclude la propria attività a Pisa, impiegato anche come restauratore dei dipinti del duomo.