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Alessandro Tiarini
Vulcano fabbrica le frecce ad Amore

Alessandro Tiarini
Vulcano fabbrica le frecce ad Amore

Alessandro Tiarini (Bologna 1577 – 1668)
Vulcano fabbrica le frecce ad Amore
olio su tela, cm218.0x181.0

L’opera
L’opera può essere considerata emblematicamente rappresentativa della pittura dell’artista bolognese. La composizione si articola dinamicamente nel rinvio del giovane fuochista di spalle sul fondo alla figura del maturo Vulcano che costruisce le frecce a destra e al piccolo Cupido in primo piano che le afferra per riporle nella faretra. L’azione scandisce la scena in tre diversi piani spaziali, cui corrispondono le diverse età dell’uomo. La forza dell’impaginazione è esaltata dalla duplice sorgente luminosa costituita dai bagliori del fuoco e da una fonte esterna, che fa risaltare la carnagione lattea di Cupido in contrasto con quella brunita di Vulcano. Il calore della fiamma e quello metaforico di Amore/Cupido fanno ben intendere l’originaria destinazione decorativa della tela, la “fuga” di un camino, che condiziona sia il formato sia l’impostazione luministica e l’inquadratura da un punto di vista ribassato.

L’autore
L’itinerario formativo del giovane Tiarini parte dalla bottega del pittore tardomanierista bolognese Prospero Fontana, prosegue con Bartolomeo Cesi, severo esponente della pittura di Controriforma, e si conclude a Firenze presso Domenico Cresti, Il Passignano, dove si riaccende l’interesse del giovane artista per la pittura dei Carracci. A Bologna, Tiarini si avvicina infatti a Ludovico Carracci come rivela il “Martirio di santa Barbara” in San Petronio che dichiara anche l’intensità delle suggestioni toscane, una componente costante della sua pittura. L’artista bolognese si conquista anche una clientela extra-cittadina, a partire dall’incarico per la decorazione della basilica della Ghiara a Reggio Emilia, dove realizza una serie di dipinti d’altare per le chiese cittadine. Sensibile interprete dell’iconografia sacra, Tiarini declina i soggetti con mirabile sapienza scenografica dando vita ad impaginazioni solenni, con figure poste in abili scorci entro soluzioni luministiche dagli effetti teatrali. Probabilmente uno dei pittori bolognesi più rappresentativi del secolo.